Sole e abbronzatura: quando troppo fa male.

Condividi:

Il 4 maggio è iniziata la fase 2 e dal 18 maggio molte attività sono ripartite. In attesa di capire come sarà questa estate 2020 (apertura confini regionali, riorganizzazione di piscine e spiagge), il caldo non si è fatto attendere e la tentazione di prendere la tintarella è forte.

In questo articolo della rubrica #seguilmedico cercheremo di capire quali sono gli effetti del sole sul nostro corpo e come proteggerci da eventuali danni.

SOLE E ABBRONZATURA: QUANDO TROPPO FA MALE.

Prendere il sole ha sicuramente dei benefici, sia fisici che psichici ma i raggi solari, danneggiando la nostra pelle a diversi livelli, diventano i responsabili di patologie anche molto pericolose.

Quali sono i benefici del sole?

Che il sole faccia bene è dimostrato dal fatto che l’elioterapia, ovvero l’esposizione ai raggi solari per curare determinati disturbi, è utilizzata in medicina.

Il sole è fondamentale per l’attivazione della vitamina D. La vitamina D viene sintetizzata dal nostro organismo in una forma però inattiva che viene attivata a livello cutaneo dai raggi ultravioletti (UV). Il deficit di questa vitamina comporta, nei bambini, un mancato sviluppo osseo con conseguente rachitismo mentre, nell’adulto, riduce il metabolismo osseo e favorisce l’insorgenza dell’osteoporosi.

L’esposizione solare è importante anche per il controllo della temperatura corporea e per l’alternanza del ciclo sonno-veglia: più il ciclo sonno-veglia è regolare meglio si riposa durante la notte e più si è attivi durante il giorno, riducendo la sonnolenza diurna ed i rischi annessi.

I raggi UV, grazie alla loro azione antinfiammatoria, sono importanti nella cura di alcune malattie dermatologiche come la psoriasi e l’acne.

I benefici, come detto prima, non sono solo fisici ma anche psichici. L’esposizione solare sembra favorire il rilascio dei neurotrasmettitori del “benessere” e della “gratificazione”, migliorando il tono dell’umore.

Quali sono, invece, i danni?

Le radiazioni UV favoriscono la produzione di melanina, il pigmento che “colora” la pelle. La melanina funge da protezione ma se l’irradiazione è troppo elevata questo meccanismo non basta. La pelle inizia ad ispessirsi a causa dell’aumento delle cellule che compongono i suoi strati. La pelle ispessita è più rigida, diventa più secca e compaiono le rughe: si ha un invecchiamento precoce della cute.

Quando l’irradiazione solare diventa eccessiva non solo vengono meno i principi antinfiammatori che abbiamo visto prima ma si formano dei mediatori dell’infiammazione, le specie reattive dell’ossigeno (ROS). I ROS hanno un’azione cancerogena, ovvero sono in grado di creare dei danni irreparabili nelle cellule della pelle, potendole trasformare in cellule cancerose. All’esposizione solare non protetta si associano infatti diversi tipi di tumori della pelle, tra cui il melanoma.

Come fare per limitare il pericolo derivante dai raggi solari?

Come per molte cose della vita, è il troppo ad essere dannoso. La pelle va protetta dai raggi solari: alcuni accorgimenti sono di uso comune, come evitare di stare troppe ore al sole o di esporsi durante le ore più calde (dalle 11:00 alle 15:00). Altri aspetti sono invece più sottovalutati. Ad esempio, superfici riflettenti come l’acqua, la neve e la sabbia riflettono maggiormente i raggi UV creando un’esposizione maggiore. Neanche l’ombra è in grado di proteggerci del tutto in quanto più del 50% dei raggi UV vengono assorbiti anche all’ombra. Diventa quindi fondamentale utilizzare i filtri solari. Il tipo di crema solare va scelto in base al proprio fototipo, ovvero al colore della pelle: i fototipi 1 e 2 (pelle chiara) sono più a rischio rispetto ai fototipi più scuri, necessitando quindi di una maggiore protezione.

E’ sempre consigliato applicare la crema solare ogni volta che si esce dall’acqua, anche per le creme definite waterproof. Inoltre, chi va in montagna deve utilizzare protezioni più alte in quanto le radiazioni UV aumentano all’aumentare dell’altitudine.

Rischiamo anche quando il cielo è nuvoloso?

Sì; i raggi ultravioletti riescono ad attraversare anche un cielo nuvoloso. In genere i massimi livelli di radiazione di hanno quando il cielo è limpido ma le nuvole, grazie al loro contenuto di acqua, favoriscono la dispersione dei raggi UV facendogli raggiungere livelli elevati.

Dott.ssa Annalisa Cespiati

Condividi:

About Author

Medico in formazione specialistica in Medicina Interna.

Poni una domanda sull'articolo:

® Proprietà di Sei Di Gaggiano Se...