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Ragazzi e nuove tecnologie

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Nonostante le nuove tecnologie non siano poi così nuove (internet è ormai diffuso dalla fine degli anni ’90 e il primo iPhone è uscito nel 2007) è proprio in questi anni che stiamo cominciando a valutare l’impatto che la disponibilità di tecnologia – in particolare avere a disposizione uno smartphone – ha sui moderni adolescenti e pre-adolescenti.

Forse per questo motivo l’argomento giovani e delle nuove tecnologie sembra interessare molto i genitori, i quali in genere si sentono

  • meno preparati dei ragazzi nell’uso della tecnologia,
  • perplessi e un po’ preoccupati dall’ “attaccamento” dei figli agli smartphones e alle consolle di gioco (Playstation, Xbox, ecc),
  • esclusi da queste attività che non li coinvolgono e durante le quali fanno fatica a interagire.

Tutti e tre questi punti meritano una trattazione approfondita ma in questo articolo vorrei affrontare in particolare il secondo, nella convinzione che una migliore comprensione del rapporto tra ragazzi e smartphone possa aiutare i genitori ad affrontare la comunicazione con i figli e a inquadrare cosa fare per rendere il telefonino meno attraente.

Per cominciare questa riflessione bisogna fare una sorta di viaggio nel tempo e tornare con la mente alla propria adolescenza: quali erano i vostri problemi di allora? Quali cose vi sembravano importanti? Quali situazioni vi facevano battere il cuore? Quali attività vi sembravano attraenti e importanti?
Credo che la maggior parte dei lettori penserà qualcosa di simile a questo: quando ero adolescente cercavo di stare con i miei amici, mi interessava essere sempre presente nei momenti di gruppo, cominciavano a interessarmi i coetanei dell’altro sesso (anche se li capivo poco) ma avevo però paura di non piacere loro e volevo fare nuove esperienze per mettermi alla prova.

I punti che ho elencato sinteticamente qui sopra in psicologia sono conosciuti come “compiti di sviluppo“, ovvero come una serie di dimensioni che in adolescenza  richiedono l’impegno e l’attenzione dell’adolescente per crescere e acquisire una maggiore consapevolezza delle proprie capacità, del proprio ruolo sociale e della propria personalità. L’adolescente è quindi naturalmente molto motivato a mettersi in gioco su quelle dimensioni, che gli sembrano di vitale importanza.

smartphone e ragazziSe adesso pensiamo allo smartphone possiamo vedere quanto le sue funzioni permettano di assolvere ai compiti di sviluppo dell’adolescente, ad esempio:

  1. permettono all’adolescente di rimanere sempre “nel gruppo” grazie alla comunicazione istantanea (whatsapp)
  2. garantisce un’esplorazione protetta della vita degli altri, attraverso le informazioni condivise nei social (non solo quelle dei coetanei ma anche quelle dei loro cantanti, giocatori, artisti preferiti)
  3. è un mezzo di espressione e quindi aiuta a testare quanto piaccio agli altri (i like su Instagram e Facebook)
  4. è una miniera di informazioni e dà l’impressione di poter esaurire tutte le curiosità che un adolescente ha ma non osa chiedere agli adulti (il sesso per esempio).

Ora che abbiamo identificato i bisogni legati all’età e la funzione che lo smartphone può avere nel dare soddisfazione a questi bisogni inquadriamo le azioni che possono essere promosse dai genitori per aiutare i ragazzi a stare meno concentrati sullo smartphone e più attivi nella vita “reale”.

  1. Garantire ai propri figli degli spazi di esplorazione dei rapporti con i coetanei. La partecipazione alle attività Alternative allo smartphonesportive il pomeriggio, la frequentazione di luoghi di aggregazione come l’oratorio, la libertà di frequentare i propri amici/amiche (ad esempio andando a studiare a casa loro o invitandoli nella propria), la frequentazione di gruppi strutturati come gli scout.
  2. Favorire che trovino attività in cui esprimere la loro personalità e testare le capacità come succede nello studio di uno strumento, nell’esercizio di uno sport, nella frequentazione di un corso di teatro o di fotografia, nella creazione di un giornalino scolastico.
  3. Dare dei limiti all’utilizzo dello smartphone in modo che siano stimolati a trovare autonomamente delle alternative ai loro bisogni.
  4. Rimanere aperti verso le domande che rivolgono agli adulti, altrimenti andranno a cercare le risposte da qualche altra parte.
  5. Essere attenti alle difficoltà che i ragazzi incontrano nel vivere la loro età: se la timidezza, la paura, l’insicurezza impediscono a qualcuno di mettersi alla prova e sperimentarsi nella vita di gruppo o nelle attività personali è bene cercare un modo per incoraggiarli e sostenerli altrimenti il ricorso allo smartphone può diventare una soluzione di ripiego.

In generale è bene ricordare quali sono le indicazioni per un sano sviluppo cognitivo e sociale: un’ora di attività fisica al giorno, fino a un massimo di due ore di attività ricreative (quindi non per studio) passate davanti allo schermo e dalle 9 alle 11 ore di sonno circa.

 

 

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About Author

Davide Baventore è uno psicologo clinico e lavora con individui, coppie e famiglie che vogliono stare meglio e risolvere situazioni complicate o conflittuali. Tra le sue aree di competenza ci sono il lavoro con le persone con umore depresso, con ansia o attacchi di panico, coppie in difficoltà o famiglie in cui uno dei membri presenti una difficoltà (fobia scolare di un figlio, problemi alimentari, irascibilità e aggressività). Insieme alla collega Arianna Usilla ha fondato a Gaggiano il progetto Spazio Villaggio, dedicato ai bambini e alle loro famiglie. Riceve a Gaggiano presso il centro socio-sanitario in Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 4 e a Milano in Via Ozanam 10 (Fermata Lima della metropolitana rossa e Loreto della metropolitana verde, fermata Porta Venezia del passante ferroviario). Per informazioni scrivere ad accoglienza@spaziovillaggio.it oppure telefonare al 347 03 60 010

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