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I sì che aiutano a crescere

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Ricordiamo tutti il titolo del famoso libro di Asha Phillips che ancora oggi popola le librerie di molte famiglie: “I no che aiutano a crescere”. La tesi del libro, del tutto condivisibile, è che famiglie incapaci di dare limiti ai propri figli creano dei piccoli tiranni di cui poi rimangono vittime.

"I no che aiutano a crescere" di Asha PhillipsQuesto libro ha raggiunto una grande notorietà perché scritto quando ormai erano evidenti gli effetti del cambiamento culturale che ha trasformato la famiglia normativa – quella  basata sulle regole e l’autorità – nella famiglia degli affetti, in cui assume la massima importanza il mantenimento di una buona relazione con i propri figli. Ed è proprio il tentativo di mantenere a tutti i costi questa relazione che porta i genitori a sentirsi in difficoltà quando devono dire no, lasciando sostanzialmente i propri figli nella convinzione che ogni loro richiesta rappresenti un diritto e che ogni negazione sia dunque un’insopportabile ingiustizia.

Mi sembra che il tema dei “no” e dei “sì” non possa però essere limitato esclusivamente alla quantità ottimale degli uni e degli altri ma soprattutto alla loro qualità, il che è una questione ben più spinosa. E’ spinosa perché le situazioni nelle quali diciamo no ai nostri figli non sono sempre uguali: alcune dipendono dalla nostra difficoltà ad affrontare le fatiche legate all’assecondare le curiosità o i bisogni dei bambini.

Prendiamo per esempio l’utilizzo dei tablet durante gli orari del pasto: alcuni genitori non solo concedono ma offrono il cellulare o il tablet ai figli durante i pasti – magari quando si va fuori, al ristorante – non perché abbiano difficoltà a dire “no” ma perché ciò implicherebbe delle conseguenze. Un figlio senza tablet infatti sarà più interattivo, richiederà l’attenzione dei genitori oppure vorrà scendere dalla sedia per esplorare i dintorni costringendo mamma e papà a mantenere un occhio vigile su di lui quando magari preferiscono parlare tranquillamente con i loro amici.

accompagnare nell'esplorazioneMa capita abbastanza spesso di vedere genitori che dicono no in maniera preventiva: entrando in un negozio pieno di barattoli e altri oggetti preferiscono vietare ai figli di toccare o avvicinarsi agli scaffali invece che accompagnarli nell’esplorazione, magari dicendo loro “no” solo quando l’attenzione del bimbo cade su oggetti troppo fragili per poter essere gestiti dalle sue manine. Potrebbero invece affiancare il figlio nell’esperienza di guardare quello che è esposto, apprezzandone colori e forme, distinguendo ciò a cui è possibile avvicinarsi e ciò che invece è da guardare da lontano, cogliendo l’occasione per spiegare loro l’utilizzo e la funzione degli oggetti, creando l’occasione per “conversare” sul mondo che li circonda.

E’ evidente che un approccio del genere richiede una maggiore fatica e attenzione da parte del genitore e la disponibilità a “mettersi nei suoi panni”, ma ha il beneficio di comunicare con più chiarezza ai figli le ragioni dei no e dei sì che riceve e farne così una persona consapevole della legittimità dei propri bisogni oltre che dei propri limiti.

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About Author

Davide Baventore è uno psicologo clinico e lavora con individui, coppie e famiglie che vogliono stare meglio e risolvere situazioni complicate o conflittuali. Tra le sue aree di competenza ci sono il lavoro con le persone con umore depresso, con ansia o attacchi di panico, coppie in difficoltà o famiglie in cui uno dei membri presenti una difficoltà (fobia scolare di un figlio, problemi alimentari, irascibilità e aggressività). Insieme alla collega Arianna Usilla ha fondato a Gaggiano il progetto Spazio Villaggio, dedicato ai bambini e alle loro famiglie. Riceve a Gaggiano presso il centro socio-sanitario in Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 4 e a Milano in Via Ozanam 10 (Fermata Lima della metropolitana rossa e Loreto della metropolitana verde, fermata Porta Venezia del passante ferroviario). Per informazioni scrivere ad accoglienza@spaziovillaggio.it oppure telefonare al 347 03 60 010

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