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Cosa dice di noi il nostro comportamento su Facebook

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Recentemente una considerazione fatta su Facebook dall’amministratore del gruppo “Sei di Saggiano se” ha messo in luce la tendenza degli utenti a coinvolgersi più su alcuni tipi di messaggio – quelli legati all’indignazione – rispetto ad altri più positivi o esclusivamente prosociali.

commento su Facebook

Per dare una risposta approfondita a questa domanda bisognerebbe studiare di più la questione perché sono molti i fattori che possono avere un ruolo nel coinvolgere gli utenti di Facebook.

Un’analisi effettuata nel 2014 ha studiato il coinvolgimento degli utenti di Facebook agli aggiornamenti di status nei profili di un centinaio di organizzazioni no-profit statunitensi. I risultati dicono che gli utenti del social network preferiscono i messaggi che “costruiscono comunità” (community-building): ad esempio quelli che stimolano la discussione tra le persone e chiamano in causa – citandoli – altri profili Facebook. Se questo tipo di messaggio risulta più coinvolgente sono invece meno apprezzati gli status che danno solo informazioni o quelli che invitano le persone a partecipare ad eventi, raccolte fondi, flash-mob, ecc.

Un altro elemento che può influire nelle interazioni sui social media è quello che in gergo si chiama negativity bias, cioè un meccanismo cognitivo per cui tendiamo a essere più influenzati dalle notizia negative rispetto a quelle neutre o positive. E’ un processo naturale essere più attenti e attivi quando ci troviamo di fronte a notizie che descrivono situazioni di aggressività, disonestà o sofferenza perché sono elementi che rappresentano una per il nostro benessere e che vogliamo a tutti i costi evitare.

L’ultimo elemento che mi sembra interessante è che tutti noi, su Facebook, tendiamo a cercare gruppi di utenti o argomenti che confermino le nostre opinioni. Ingenuamente infatti si potrebbe pensare che la facilità a entrare in contatto con altre persone che i social network rendono possibile possa favorire il dialogo e aprire la mente, ma nella realtà non funziona così. In questo caso si parla di effetto “cassa di risonanza” (eco-chamber) per indicare la tendenza degli utenti dei social network a frequentare gruppi composti da altri utenti che la pensano in modo simile, in questo modo ciascuno è esposto solo alle informazioni che confermano le proprie convinzioni e non prende in considerazione – al contrario – notizie o argomentazioni che potrebbero mettere in crisi le proprie certezze.

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About Author

Davide Baventore è uno psicologo clinico e lavora con individui, coppie e famiglie che vogliono stare meglio e risolvere situazioni complicate o conflittuali. Tra le sue aree di competenza ci sono il lavoro con le persone con umore depresso, con ansia o attacchi di panico, coppie in difficoltà o famiglie in cui uno dei membri presenti una difficoltà (fobia scolare di un figlio, problemi alimentari, irascibilità e aggressività). Insieme alla collega Arianna Usilla ha fondato a Gaggiano il progetto Spazio Villaggio, dedicato ai bambini e alle loro famiglie. Riceve a Gaggiano presso il centro socio-sanitario in Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 4 e a Milano in Via Ozanam 10 (Fermata Lima della metropolitana rossa e Loreto della metropolitana verde, fermata Porta Venezia del passante ferroviario). Per informazioni scrivere ad accoglienza@spaziovillaggio.it oppure telefonare al 347 03 60 010

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