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Cambiare gli altri

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Nel primo articolo della rubrica di psicologia ho scelto di guardare da vicino un’abitudine che tutti, chi più chi meno, abbiamo, quella di chiedere agli altri fare le cose diversamente da come le fanno.

Mi piacerebbe che mia moglie (o mio marito) fosse diverso, che facesse quella cosa che per me è importante. Lei (o lui) non capisce che…

Alcune delle richieste che ricevo suonano più o meno così. Non importa che si tratti di mogli, di mariti, di figli, di colleghi di lavoro o genitori, spesso ci focalizziamo su quello che gli altri non fanno o fanno male.

Ci piacerebbe che gli altri ci capissero, che ci tenessero in considerazione, che venissero incontro alle nostre difficoltà o che corrispondessero alle nostre aspettative ma probabilmente, se intervistassimo le persone che ci circondano, scopriremmo che anche loro vogliono lo stesso da noi.

Siamo così presi da quel che ci interessa che spesso non teniamo in conto queste 2 semplici verità:

  • che gli altri saranno disponibili a cambiare solo se sono in grado di capire e condividere quello che gli chiediamo
  • che l’unico strumento concreto che abbiamo per star meglio è cambiare noi stessi

Il primo punto sembra banale e non lo è, perché capire quello che ci chiede una persona significa riuscire a mettersi nei suoi panni. Facciamo un esempio: una moglie torna a casa stanca dopo il lavoro e vorrebbe organizzare una cena con amici perché quello di coltivare le relazioni è il suo modo di rilassarsi e liberare la mente. Il marito invece non è d’accordo, lui preferirebbe cenare velocemente e poi dedicarsi alle cose che gli piace fare nel tempo libero (scrivere, suonare, fare bricolage) che sono il suo modo di rilassarsi. Lei allora lo accuserà di pensare sempre a sé e di essere pigro, lui invece dirà che non è affatto pigro e la accuserà di non voler passare del tempo con lui.
Le richieste di entrambi sono chiare, ma ciascuno fa fatica a mettersi nei panni dell’altro e quindi non ne capisce le ragioni. Ecco creata un’occasione in cui potrebbe nascere un litigio.

Ecco dunque perché è più facile e più sensato chiedersi “come posso cambiare io, affinché cambi la situazione” invece di aspettare che sia l’altro/altra a cambiare.

“Ma io ho ragione, perché dovrei cambiare!?” penserà qualcuno. Beh, se pensi di aver ragione forse la domanda giusta è “che cosa ho fatto io per uscire da questa situazione? Come posso cambiare il mio modo di fare per rendere possibile anche all’altro di capirmi meglio? Come posso capire meglio i motivi del suo comportamento in modo da fare scelte migliori?”

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About Author

Davide Baventore è uno psicologo clinico e lavora con individui, coppie e famiglie che vogliono stare meglio e risolvere situazioni complicate o conflittuali. Tra le sue aree di competenza ci sono il lavoro con le persone con umore depresso, con ansia o attacchi di panico, coppie in difficoltà o famiglie in cui uno dei membri presenti una difficoltà (fobia scolare di un figlio, problemi alimentari, irascibilità e aggressività). Insieme alla collega Arianna Usilla ha fondato a Gaggiano il progetto Spazio Villaggio, dedicato ai bambini e alle loro famiglie. Riceve a Gaggiano presso il centro socio-sanitario in Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto 4 e a Milano in Via Ozanam 10 (Fermata Lima della metropolitana rossa e Loreto della metropolitana verde, fermata Porta Venezia del passante ferroviario). Per informazioni scrivere ad accoglienza@spaziovillaggio.it oppure telefonare al 347 03 60 010

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